Parrocchia Crocetta, Torino

Forse non tutti ne conoscono il nome “d’arte”: la parrocchia di corso Einaudi è infatti intitolata alla Beata Vergine delle Grazie.
La sua storia si perde nella notte dei tempi. Nel 1618 il duca Carlo Emanuele I individua nell’ambito dell’attuale zona Crocetta, allora chiamata Tauley, il luogo adatto per edificare una chiesa, con tanto di convento e di piccolo orto, in cui accogliere alcuni frati Trinitari che potessero insegnare i rudimenti della religione alla popolazione della campagna circostante. Il sito prescelto era quello dove si trovavano le rovine di un antico castello feudale, posto nel primo tratto dell’attuale vicolo diagonale che congiunge via Marco Polo con via Piazzi, dove c’è tuttora una piccola chiesetta. L’interno del tempio, di forma oblunga, era in stile barocco e racchiudeva tre altari.
Ad un certo punto gli abitanti della zona, invidiosi del fatto che nel 1686 la chiesa del Lingotto fosse diventata parrocchia, richiesero a gran voce anche per loro una parrocchia indipendente. Nel 1727 il re Vittorio Amedeo II decise di accontentarli: ecco allora la nuova comunità religiosa edificata fuori dalle mura di Porta Nuova che per qualche anno funse pure da cimitero, almeno sino a quando la città concesse all’uopo una porzione di terreno attiguo alla strada maestra, alla confluenza di largo Cassini con corso Einaudi. La data della definitiva erezione della chiesa della Beata Vergine delle Grazie in parrocchia è quella del 1° maggio 1799.
Nel 1878 venne nominato parroco Alessandro Roccati il quale propugnò la costruzione di una nuova chiesa acquistando dalla famiglia Rignon il relativo terreno, vicino al quale aggiunse un lotto di 2.000 metri quadrati che si era fatto donare dal Comune. Nel settembre del 1887 il piccone dava il primo colpo agli scavi. II 9 settembre 1889 il tempio, ancora incompiuto, veniva aperta al culto per la festa patronale: il costo complessivo dei lavori fu di 400 mila lire.
Opera (a titolo gratuito) del conte-architetto Giuseppe Ferrari d’Orsara, definitivamente terminata nel 1890, la chiesa della Crocetta è il classico esempio del gusto neomedievale. Ha una pianta basilicale con decorazioni in stile neobizantino e neogotico, ed unisce stili diversi: dal romanico del campanile al ravennate dei pulvini, sino al paleocristiano del catino absidale, dell’atrio solenne che ricorda l’antico nartece e del soffitto di legno a travature. La chiesa ha tre navate, e quella centrale è la più ampia.
Le estremità dei due bracci, che al centro formano una croce, accolgono altrettante spaziose cappelle dedicate al Sacro Cuore e alla Vergine della Mercede.
Il campanile prospiciente via Marco Polo fu distrutto dal bombardamento dell’8 agosto 1943 e ricostruito, sopraelevato, sempre nello stile romanico. Di particolare importanza l’archivio parrocchiale, contenente (dal 1728) i registri di battesimo e di matrimonio, mentre quelli di morte partono dieci anni più tardi. Con atto del 1906 il conte Felice Rignon, proprietario della monumentale villa Verrua, donava alla parrocchia ulteriori 360 mq. di terreno che servirono nel 1911 per la costruzione della casa parrocchiale di via Marco Polo.
Nel 1966, su iniziativa del parroco monsignor Schierano, cui si deve pure l’impianto di riscaldamento, fu rinnovata la pavimentazione marmorea.
Nell’agosto del 2008 la Beata Vergine delle Grazie è rimasta orfana di don Alessio Franco, uno dei parroci più rappresentativi (trent’anni di servizio) della sua storia: fu lui che nel 1992 aveva inaugurato il nuovo oratorio, con una cappella dedicata a Pier Giorgio Frassati di cui aveva seguito la beatificazione.

(Fonte: La Stampa 23/10/2009, di Maurizio Ternavasio)