Barolo

Partiamo col dire che a Barolo c’è il barolo. Il vino s’intende. E su questo non ci piove. Ma Barolo non è soltanto questo.

Barolo è un paese arroccato sulla collina, dominato dal castello, avvolto dall’aura magica delle vigne che lo circondano. C’è il respiro strano di qualcosa che deve accadere, e allo stesso tempo quel senso di pace che incontri negli occhi dei suoi abitanti. Ci sono tanti paesi in un solo paese. Ci sono paesaggi che cambiano a ogni angolo, palazzi sofisticati che stanno accanto agli orti dei paesani, un mazzo di insalata, due carote, come si faceva un tempo.

C’è un maneggio con i cavalli e anche un curioso museo dei cavatappi. E i negozianti di Barolo seduti fuori dal negozio, che sembrano una fotografia di tanti anni fa. Ci sono le belle cantine dei produttori di vino, e i ristoranti con i tavolini fuori, appoggiati ai vicoli, come quei piccoli bistrot francesi, con l’edera che sale accompagnando lo sguardo verso l’alto, verso il cielo, splendente. C’è il castello ovviamente.

Perché a Barolo c’è una luce che altrove non vedi. Ribatte sulle vigne, si colora sulle pareti dei palazzi, arrossisce sui pendii del Castello. Quando te ne vai hai gli occhi pieni di quella luce. Hai addosso ancora il colore di quell’aria, di quel tempo che Barolo offre, per passeggiare, per ascoltare, per vivere qualche attimo altrove.

Fonte: sito del “Festival di letteratura e musica in collina” Collisioni