Ciriè

La zona di Ciriè e dell’Alto Canavese era abitata, sin dall’antichità, dai Salassi, una popolazione di origine celtica. Prima della dominazione romana il Canavese, come riferisce lo storico Polibio, era ricoperto da fitte boscaglie, con poche radure, qualche piccolo villaggio e rari sentieri che scorrevano tra la vegetazione. Nell’anno 143 a.C. i Romani, guidati dal console Appio Claudio Pulcro, mossero guerra contro le tribù stanziate nelle valli dell’Orco e della Dora Baltea, con l’intento di aprirsi una via verso l’Elvezia e la Gallia transalpina. Si riteneva che l’occupazione sarebbe stata assai rapida, invece la reazione delle tribù locali fu durissima e gli invasori furono costretti, in un primo momento, alla ritirata. Per questo i Romani ritennero necessario stabilire alcuni accampamenti nella zona, per meglio organizzare l’esercito e sorvegliare le vie di comunicazione verso le valli. Vennero così allestiti accampamenti nei pressi di Ivrea, di Torino e nell’area dove sorge attualmente Ciriè. Da qui era possibile sorvegliare l’accesso alle vallate di Lanzo e di Viù. L’accampamento stanziato presso l’attuale Ciriè prese il nome di Castra Cerreti, in riferimento alla grande quantità di cerri presenti nella zona. Successivamente, per brevità, venne chiamato semplicemente Cerretum. La strada maestra dell’antico accampamento era situata ove oggi si trova Via Vittorio Emanuele II, la strada principale del centro storico. Con il definitivo assoggettamento dei Salassi e con la conseguente pace, il campo cominciò a diventare un importante crocevia di scambi commerciali ed in prossimità di esso si concentra un gran numero di abitazioni, dapprima povere baracche di paglia e legno, successivamente case di pietra e mattoni. In seguito alla penetrazione della religione cristiana, si decise di assegnare all’abitato un santo protettore: venne scelto, per via della somiglianza con il precedente nome del paese, San Ciriaco di Roma, martire cristiano ucciso a Roma nel 303. Il celebre Theatrum Statuum Sabaudiae (1682) dedica una lunga descrizione alla città (“Septimo Taurinense ad Urbe lapide, Septentrionem versus, non longe ab Alpium Graiarum radicibus, occurrit Ciriacum Oppidum, insigne Marchionatus titulo, qui sub se S.Mauritium, Nolas & Robasomerium minora Oppida comprehendit”) e cita la probabile derivazione del nome dalla venerazione per il Santo (“Pedemontanis dicitur Ciriè, fortasse a peculiari Incolarum erga Divum Cyriacum Martyrem cultu, cujus festum s.Idus Augusti inibi summa celebritate recolitur”). La presenza romana nel territorio ciriacese è testimoniata dal ritrovamento di monete dell’età imperiale, frammenti di terrecotte e varie lapidi funerarie, conservate, queste ultime, nella chiesa di San Martino. Dalla caduta dell’Impero Romano e dalle prime invasioni barbariche, vi è un vuoto di informazioni che dura quasi un millennio. Sappiamo per certo che nel 1229 il territorio di Ciriè viene occupato dai Marchesi del Monferrato. Nel 1296 Margherita di Savoia sposa Giovanni I, ottenendo in questo modo i diritti sulle terre di Caselle, Ciriè e Lanzo. Alla morte prematura del marito, Margherita si trasferisce nel grande castello di Ciriè, che sorgeva nella piazza che ancora oggi ne porta il nome. L’insediamento di Margherita nel castello, che avviene nel 1306, viene ricordato ancora oggi con il Palio dei Borghi, manifestazione che si svolge ogni due anni nel territorio ciriacese. Di questo castello non restano tracce, poiché andò distrutto durante l’invasione francese del 1536 e i resti complemente dispersi durante la sistemazione della piazza Castello ai primi del Novecento. Alcuni fregi, le uniche vestigia del castello, sono stati rinvenuti durante operazioni di scavo nella piazza e sono conservati, incastonati in un muro interno, nella chiesa di San Martino di Liramo. Margherita di Savoia procede al restauro e all’ampliamento del castello, che diventa in breve tempo una delle residenze più importanti del territorio. Nobili da tutta Europa vi si recano in visita portando appresso guarnigioni e servitù, che non vengono alloggiati a palazzo, ma presso le residenze dei cittadini ciriacesi. In segno di ringraziamento verso la popolazione, Margherita provvede alla concessione di “patenti”, importanti riconoscimenti alla popolazione. Procede all’annullamento delle tasse e all’istituzione del mercato cittadino nella giornata di venerdì, che si svolge ancora oggi. Tale mercato, che, anche grazie alla favorevole posizione di Ciriè, attira un gran numero di visitatori da tutta la zona, diventa un’importante fonte di reddito per la città.

Nel 1576 i Savoia effettuano uno scambio con i Marchesi genovesi Doria: la Castellania ciriacese viene ceduta in cambio di alcuni territori sulla costa ligure. Gian Gerolamo D’Oria stabilisce la sua residenza a Ciriè, inaugurando una lunga dinastia che durerà fino ai primi anni del Novecento, concludendosi con il marchese Emanuele D’Oria, che è anche il primo sindaco di Ciriè, dopo che questa, con un Regio decreto legge del 1905, ottiene il titolo di città.